itinerario area 2
Ricetti
e castelli fra collina e pianura, itinerario circolare di
53 km

A poca distanza da Biella,
Candelo deve la sua notorietà al bellissimo ricetto medioevale, oggi
inserito tra i cento borghi certificati più belli d’Italia. Conservato in modo
eccellente, quello di Candelo rappresenta uno dei ricetti più significativi a
livello europeo e certamente il più importante del Piemonte; queste sue
caratteristiche hanno portato all’istituzione, al suo interno, del Centro di
Documentazione dei Ricetti Piemontesi. Oltre la torre porta di ingresso si apre
un piccolo borgo circondato da mura, caratterizzato da circa duecento cellule
edilizie a due piani realizzate con ciottoli e blocchi di pietra, che si
affacciano con un solo lato su strade acciottolate dette rue; un solo
edificio si distingue per dimensioni e stile, il “Palazzo del Principe” fatto
edificare da Sebastiano Ferrero alla fine del XV secolo, quando divenne signore
del luogo. Costruito dalla popolazione fra la fine del XIII secolo e l’inizio
del XIV, il ricetto veniva utilizzato come rifugio (receptum) in tempo
di guerra e come deposito di derrate alimentari in tempo di pace. Particolare
importanza in passato avevano a Candelo la coltivazione della vite e la
produzione del vino; quest’antica vocazione agricola è rappresentata
dall’Ecomuseo della Vitivinicoltura che ha sede all’interno di alcune cellule.
In fase di
ristrutturazione è anche un ampio spazio dedicato al Museo del paesaggio e
della civiltà vitivinicola, per spiegare le origini della Baraggia, una sorta
di savana biellese. Suggestiva è la passeggiata intorno alle mura che conduce
alla vicina chiesa di Santa Maria Maggiore, di impianto romanico ma più volte
restaurata, che custodisce affreschi cinquecenteschi di Gaspare da Ponderano.
Dal ricetto si dipartono tinerari verso l’aula verde didattica e la Baraggia
(itinerario verde), verso le altre chiese e gli affreschi dei De Bosis
(itinerario azzurro e della “preghiera dipinta”) e verso l’eco-vigneto e le
enoteche della zona (itinerario rosso).

Sulla
sponda opposta del torrente Cervo, Vigliano Biellese si adagia con le
sue diverse frazioni sulle prime colline del Biellese orientale. Se l’area
lungo il torrente si distingue per la presenza di insediamenti industriali - si
segnala in particolare l’interessante complesso di archeologia industriale
della Pettinatura Italiana con annesso villaggio operaio - quella collinare è ricca di vigneti, vivai e
bellissimi giardini nei quali sono immerse ville e dimore storiche: il Castello
di Montecavallo, sorto fra Settecento e Ottocento intorno ad un’antica torre ed
oggi azienda vinicola che conduce un accurato lavoro di recupero degli antichi
vigneti, Villa Era e Villa La Malpenga, ben visibile dalla pianura (non
visitabili).
Nel nucleo più antico del
centro abitato si trova la chiesa di Santa Lucia, caratterizzata dalla
decorazione ad affresco della facciata eseguita dal pittore Vincenzo Costantino
nel 1663; da questa zona provengono inoltre due antichi leoni stilofori
(XII-XIII secolo) oggi custoditi presso il Museo del Territorio a Biella. Di
grande interesse anche la chiesa di San Michele, la parrocchiale dell’Assunta e
la chiesa di San Giuseppe.
Dalle frazione Santa
Lucia un sentiero risale la collina per raggiungere la sontuosa Villa Malpenga;
di questo complesso al termine del sentiero si può ammirare la chiesetta.

Con un’analoga
conformazione, Valdengo è dominato dall’imponente castello, fulcro del
feudo della potente famiglia degli Avogadro di Valdengo che vi esercitò la
signoria dal XV secolo. Fortificato fin dal XII secolo, il complesso si
articola in diverse costruzioni risalenti a periodi differenti, oggi adibite ad
abitazioni private; attraverso la torre porta si accede ad un complesso di
edifici in cui è riconoscibile la struttura dell’antico ricetto e oltre al
quale si trova il castello vero e proprio. La piccola cappella di Santa
Caterina custodisce prezioso affreschi di primo Trecento, attribuiti al Maestro
di Oropa (non visitabile). Ai piedi del fortilizio a metà collina si erge la
parrocchiale di San Biagio che custodisce un dipinto di Bernardino Lanino
raffigurante una Madonna con Santi e il donatore Giovanni Simone Avogadro (1567
ca.). Intorno a questo nucleo più antico, sono disseminate eleganti ville che
si affacciano sulla pianura.

Inoltrandosi nelle
colline si raggiunge Ternengo, anch’esso caratterizzato dalla presenza
di un castello di origini antiche, ma più volte ampliato e rimaneggiato, che
sovrasta l’antico nucleo abitato. Di proprietà degli Avogadro, divenne nel XVI
secolo dimora dall’illustre famiglia biellese dei Gromo che erano stati
investiti del feudo di Ternengo nel 1498.
L’edificio più antico è
tuttavia la chiesa parrocchiale dei SS. Eusebio e Cristina che fu una delle
antiche rettorie della pieve di Biella, citata già in una bolla del 1207da papa
Innocenzo III. Di impianto romanico, ha subito nel corso dei secoli numerosi
rimaneggiamenti e l’aspetto attuale risale al 1902. Dal vecchio lavatoio
situato in frazione Villa parte un percorso che tocca diversi punti panoramici,
mentre dal centro del paese una delle passeggiate della collina della Rovella
conduce alla scoperta dei resti delle fortificazioni di fra’ Dolcino, descritti
in appositi pannelli collocati nelle aree di sosta.

Ancora un imponente
castello domina Zumaglia; detto “Brich” per la sua collocazione in cima
ad un aspro pendio, il castello è il risultato di un intervento del 1938 che
ricostruì quasi completamente le rovine dell’antica fortezza dei Ferrero
Fieschi. Realizzata ad inizio Trecento in una posizione alquanto strategica,
dalla quale si domina tutto il Biellese, fu praticamente distrutta nel corso
del Cinquecento durante la guerra contro i Francesi; il parco circostante
l’attuale castello costituisce un’area attrezzata tutelata dalla Regione
Piemonte, attualmente oggetto di un importante piano di riqualificazione e di
valorizzazione.

Ai confini con Biella, Gaglianico
è noto per il suo splendido castello, oggi di proprietà privata e pertanto
non visitabile, posto lungo la strada che conduce a Ponderano; dall’esterno
risulta ben visibile l’impronta rinascimentale voluta da Sebastiano Ferrero,
quando divenne signore di Gaglianico, e dall’architetto Charles d’Amboise che
vi lavorò lasciando il segno del gusto francese: quattro grandi torri quadrate
e diverse torrette minori, ponte levatoio, cortili decorati e un grande parco
caratterizzano questo importante edificio. In centro paese la parrocchiale di
San Pietro conserva interessanti arredi lignei seicenteschi e settecenteschi,
mentre presso l’Oratorio di San Rocco si trovano affreschi della bottega dei De
Bosis raffiguranti la Madonna con il Bambino e Santi (1526).

Sulla piazza di Ponderano
si nota ben distinguibile la torre di accesso dell’antico ricetto; attestato in
un documento del 1405 e in alcune mappe, esso sorgeva in un sito - oggi
sostituito dalla chiesa - rialzato rispetto all’abitato di circa di due metri,
aveva forma quadrata ed era circondato da fossato. Accanto alla torre si
innalza l’elegante facciata settecentesca in mattoni della chiesa di San Lorenzo
che custodisce interessanti opere lignee ed un dipinto di scuola vercellese
raffigurante la Madonna con il Bambino e i Santi Lorenzo e Sebastiano. A poca
distanza la chiesa della Confraternita di San Giovanni Battista (XVI secolo) e
l’Oratorio dei SS. Fabiano e Sebastiano, dal quale provengono gli affreschi dei
Santi (1460-1470) custoditi oggi al Museo del Territorio a Biella.

Sandigliano vanta
ben due castelli, risultato della duplice signoria su questo luogo: il castello
della Rocchetta legato alla famiglia dei Sandigliano e il castello del
Torrione, di proprietà dei Vialardi. Sebbene non più riconoscibile, nei pressi
del primo sorgeva un altro esempio di ricetto.
Particolarmente imponente
è il castello del Torrione, di origini antiche e di proprietà della stessa
famiglia per secoli, fino ad oggi; risultato di diverse fasi costruttive
l’edificio si sviluppò intorno ad una grossa torre centrale ancora ben visibile.
Nelle vicinanze l’Oratorio di Sant’Antonio Abate conserva affreschi
quattrocenteschi attribuiti al Maestro del Cristo della Domenica. La
parrocchiale dell’Assunta, ampliata nel XIX secolo su disegno di Edoardo
Arborio Mella, conserva internamente affreschi cinquecenteschi provenienti
dall’Oratorio di San Bernardo.

Oggi adibito a sede
comunale e in parte a residenza privata, il castello di Verrone è legato
alla famiglia dei Vialardi, documentati in quest’area fin dal XII secolo.
Recuperato in modo completo in anni recenti conserva al suo interno la cappella
signorile (di proprietà privata) dedicata ai Santi Simone e Giuda, decorata con
affreschi attribuiti al Maestro del Cristo della Domenica (XV secolo). La
parrocchiale di San Lorenzo, dall’elegante facciata decorata con un rosone
centrale ed archi, risale ai secoli XIII-XV, ma la primitiva costruzione
risulta essere ben più antica; l’interno gotico custodisce affreschi di Giosuè
Oldoni di primo Cinquecento e una preziosa vetrata di fine quattrocento con
l’Adorazione dei Magi e lo stemma dei Vialardi. Fra gli edifici ecclesiastici
si segnalano l’oratorio di San Rocco e la cappella di Santa Maria delle Grazie,
eretta nel 1725 intorno al preesistente pilone votivo come ringraziamento da
parte di Giuseppe Francesco Vialardi di Verrone per la vittoria di Torino sui
Francesi nel 1706. Un percorso segnalato accompagna inoltre il visitatore alla
scoperta della vita e delle opere dell’insigne botanico Maurizio Zumaglini che
dimorò a lungo nel castello e qui scrisse l’opera “Flora pedemontana”, che
raccoglie la descrizione delle specie originarie del Piemonte e della Valle
d’Aosta.

Poco più a sud, il paese
di Massazza è un importante centro di produzione del riso. Il castello,
collocato sopra il centro abitato principale su uno sperone della Baraggia,
risale ai secoli XIII-XV e si compone di diciassette edifici - alcuni dei quali
realizzati in secoli seguenti - dominati da un’alta torre centrale; all’interno
del complesso l’oratorio dedicato a Sant’Anna e Sant’Antonio conservava
affreschi cinquecenteschi oggi custoditi in fondo alla navata sinistra della
chiesa di San Sebastiano a Biella. Presso la chiesa parrocchiale dell’Assunta
si trovano diverse sculture lignee del Seicento e del Settecento.

Percorrendo la strada
interna che ritorna verso Candelo, si attraversa l’abitato di Benna, piccolo
centro posto nel cuore della Riserva Naturale delle Baragge; feudo della
famiglia Avogadro dal XIII secolo, nel Cinquecento divenne terra di Sebastiano
Ferrero e poi dei suoi discendenti. E’ ora possibile visitarne gli spazi
esterni fra i quali spicca il loggiato rinascimentale che rappresenta una
elemento di grande pregio nel panorama storico-architettonico biellese.
Di
grande interesse è il patrimonio conservato all’interno degli edifici
religiosi; la chiesa parrocchiale di San Pietro custodisce un fregio in
terracotta e diversi affreschi cinquecenteschi alcuni dei quali attribuiti a
Gaspare da Ponderano; altri interessanti affreschi coevi si trovano presso l’oratorio
di Santa Maria delle Grazie.