itinerario area 1

Il borgo medioevale di
Biella Piazzo sorse nel 1160 per volontà del vescovo di Vercelli Uguccione,
all’epoca in cui i vescovi di Vercelli esercitavano la propria signoria su
Biella. Collocato sulla sommità della collina ad ovest della città, un tempo
era circondato da mura e collegato al Piano da ripide strade acciottolate dette
coste, ancora oggi utilizzate, lungo le quali si trovano le antiche porte
d’accesso; strade acciottolate, portici bassi, palazzi nobiliari, fregi in
terracotta e punti panoramici caratterizzano questo luogo al quale si accede
con la suggestiva funicolare che sale dalla città bassa.
I tre importanti
privilegi concessi da Uguccione - amministrare la giustizia, macellare la carne
e tenere il mercato settimanale - resero il Piazzo un borgo fiorente dal punto
di vista economico e posero le basi per la nascita del comune, che ebbe la sua
sede sulla piazza Cisterna fino alla seconda metà dell’Ottocento.
Vero e proprio cuore del
borgo, la piazza si presenta circondata da edifici a due o tre piani che
poggiano su portici medioevali; su un lato domina Palazzo Dal Pozzo della
Cisterna con la sua facciata cinquecentesca addossata ad un corpo più
antico sul quale si notano numerose decorazioni in cotto; il piano nobile
custodisce interessanti affreschi della seconda metà del XVI secolo
raffiguranti episodi tratti dalla storia romana, a celebrare le virtù della
famiglia. Di proprietà comunale, il palazzo è oggi sede di attività culturali.
Pregiate decorazioni in
cotto si trovano anche sugli archi di Casa Teccio, l’edificio più antico
di piazza Cisterna. La piazzetta di San Giacomo che si apre accanto all’antico
edificio comunale accoglie la facciata ed il campanile della chiesa
parrocchiale dedicata a San Giacomo consacrata nel 1227; fra le numerose
opere conservate all’interno si segnala il trittico di Daniele De Bosis del
1497 e la Madonna e Santi attribuita al Maestro dell’Incoronazione (1526 ca.).
Chiude la piazzetta la facciata di Palazzo Gromo di Ternengo percorsa da
cornici marcapiano in terracotta decorate.
Lungo corso del Piazzo si
trova Palazzo La Marmora con una facciata di tardo Settecento lunga
circa 80 metri; il primo cortile porta alle sale nobili del piano terreno
riccamente decorate. La bellissima Sala dei castelli (inizio XVII secolo)
raffigura tutti i possedimenti della famiglia ed il fregio sottostante si
compone di una lunga serie di stemmi che ricordano le unioni matrimoniali. Se
da un lato il palazzo celebra la famiglia Ferrero, divisasi nel corso del
Cinquecento nei due rami dei Ferrero Fieschi principi di Masserano e dei
marchesi della Marmora, numerosi sono i riferimenti al periodo risorgimentale
del quale furono protagonisti in particolare i La Marmora; oltre ai diversi
ritratti si segnala il dipinto di Pietro Ayres (1828) che raffigura i quattro
generali – Alfonso, Alessandro, Alberto e Carlo Emanuele – con la madre e gli
altri fratelli e sorelle. L’accesso al giardino avviene attraverso la serra
nella quale ha dimora un centenario esemplare di ficus repens;
Sebastiano Ferrero, esponente di grande rilievo della famiglia fra fine
Quattrocento e primo Cinquecento, fece costruire l’alta torre ottagonale che
domina il giardino panoramico sulla città, affacciato sul complesso
rinascimentale di San Sebastiano, voluto anch’esso dall’illustre antenato; ben
visibili sono la facciata della chiesa, che custodisce le tombe dei La Marmora,
ed il chiostro dove ha sede il Museo del Territorio Biellese.
Proseguendo lungo corso
del Piazzo si trova Palazzo Ferrero, oggi di proprietà comunale e in
passato residenza dalla famiglia dei Ferrero Fieschi principi di Masserano; dal
giardino si gode una bellissima vista su Biella e si può percepire la
maestosità della dimora dei Ferrero prima della divisione dei due palazzi
avvenuta successivamente alla divisione nei due rami citati. Accanto sorgeva un
tempo il castello del vescovo, distrutto nel 1377 durante la ribellione dei
Biellesi che avviò il processo di avvicinamento ai Savoia: risale infatti al
1379 la dedizione di Biella. Sulle rovine di quel castello nel 1432 fu
costruito il convento di San Domenico dove erano custodite le tombe delle
famiglie più importanti della città; le soppressioni napoleoniche portarono
all’abbandono e alla demolizione del convento, sostituito da un impianto
industriale oggi adibito a residenza.
Una breve passeggiata
lungo le coste permette di scoprire le antiche porte e di raggiungere in pochi
minuti il complesso di San Sebastiano e il suggestivo quartiere del Vernato.